La sfida tra i conti di deposito si combatte sui tassi. Ma non solo.
Un'altra variabile su cui gli istituti più aggressivi nel settore
spingono è l'imposta di bollo. Dal 2012, infatti, i dubbi sono stati
chiariti: i conti di deposito (quei conti che servono a parcheggiare
liquidità e non consentono l'operatività classica di un conto
tradizionale) non sono considerati alla stregua dei conti correnti ma
sono stati inseriti nell'elenco dei prodotti finanziari. Al pari di
azioni, bond, fondi di investimento, ecc. Per questo motivo l'imposta di
bollo prende strade diverse.
La nuova normativa prevede per i conti correnti tradizionali il
pagamento di un'imposta di bollo di 34,2 euro, che scatta però solo se
si superano i 5mila euro di giacenza media annua. Mentre sui prodotti
finanziari (e quindi anche sui conti di deposito) è scattata una sorta
di mini-patrimoniale. Lo scorso anno era prevista un'aliquota dello 0,1%
con un tetto massimo di 1.200 euro. Dal 2013 l'aliquota è salita allo 0,15% e il tetto massimo protettivo è saltato (quindi è stato applicato un rincaro del 50%).
C'è invece un tetto minimo: in ogni caso si pagano almeno 34,2 euro (la
stessa imposta prevista per i conti correnti tradizionali su cui c'è
una liquidità superiore a 5mila euro).